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𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝟭
𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝟮
𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝟯
𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝟰
Domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025 si terranno le votazioni per alcuni Referendum.
Ho deciso di scrivere questo post per dire, a quelle pochissime persone cui interessa, come voterò.
Voterò SÌ ai referendum sui temi del lavoro promossi dalla CGIL, mentre, pur recandomi al seggio, non mi esprimerò sul quesito relativo all’immigrazione.
Circa i quesiti sul lavoro, che sono 4, spiegherò poi le mie ragioni per il SÌ, mentre circa il quesito sull’immigrazione scrivo subito appresso.
Per ottenere la naturalizzazione, ritengo che accanto alla riduzione degli anni di permanenza legale in Italia (che ci può stare siano ridotti, in linea con la media dei paesi UE) occorrano nuovi requisiti di integrazione come esistono in alcuni stati UE, che siano sostanziali e non solo formali, per sostenere la laicità delle nostre Istituzioni democratiche e garantire le nuove generazioni rispetto ai valori di parità di genere, di aconfessionalità dello Stato e più in generale, di piena e incondizionata adesione ai valori irrinunciabili della nostra Costituzione repubblicana.
Detto questo, torno ai temi del lavoro.
Il lavoro è sotto attacco da diversi anni, i salari non consentono più, in Italia, una vita dignitosa, i giovani avranno pensioni insufficienti perché hanno impieghi discontinui e poco retribuiti, la sicurezza sui luoghi di lavoro rimane drammaticamente carente.
10 anni di “Jobs Act” non hanno migliorato affatto le condizioni dei lavoratori.
Warren Buffett, il celebre miliardario statunitense e CEO di Berkshire Hathaway (una delle holding più grandi e influenti al mondo) ha più volte dichiarato: “𝘊𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘭𝘰𝘵𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦 ed è 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘤𝘭𝘢𝘴𝘴𝘦 𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘶𝘳𝘭𝘢, 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘪 𝘳𝘪𝘤𝘤𝘩𝘪. 𝘌 𝘢𝘭 𝘮𝘰𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰, 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 proprio 𝘯𝘰𝘪 𝘳𝘪𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘤𝘩𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘷𝘪𝘯𝘤𝘦𝘯𝘥𝘰”.
Se lo dice lui, possiamo credergli.
Ho una formazione economica e so, dati alla mano, che negli ultimi 30anni il monte profitti è fortemente sopravanzato rispetto al monte salari, oltre il limite accettabile, generando una società assai iniqua.
Una democrazia liberale che riduce diritti e salari di milioni di lavoratori, e dunque delle famiglie, rischia di trasformarsi in un guscio vuoto, possibile preda di novelli autocrati.
È accaduto in passato in Italia, in Germania, in altre parti nel mondo e io lotto affinché non si ripeta.
Siamo, oggi, innanzi a una nuova rivoluzione industriale.
La prima ha sostituito il cavallo, quest’ultima può sostituire l’uomo.
Io non sono un passatista, al contrario credo molto nell’innovazione, tuttavia penso che dobbiamo affermare il principio che non c’è vero sviluppo se non è equamente distribuito.
Non è solo un’aspirazione umanistica, ma è una vera regola economica che fa riferimento alla domanda aggregata, che anche il più liberista non può che condividere.
Io, dunque, voterò SÌ ai 4 quesiti sul lavoro, per me, per gli altri lavoratori, perché vorrei che le mie figlie, da grandi, abbiano il senso del dovere, ma – nello stesso tempo – siano adeguatamente tutelate dal diritto della nostra Repubblica.
Io non so se sarà raggiunto o meno il quorum, tuttavia vorrei che anche in questa evenienza sia data dimostrazione sostanziale che siamo in tanti a sostenere le ragioni fondamentali dei lavoratori e che siamo disponibili a mobilitarci.
Di seguito illustrerò, dal mio punto di vista, i singoli quesiti sul lavoro e le ragioni specifiche del mio Sì.
𝙍𝙀𝙄𝙉𝙏𝙀𝙂𝙍𝙊 𝙉𝙀𝙄 𝙇𝙄𝘾𝙀𝙉𝙕𝙄𝘼𝙈𝙀𝙉𝙏𝙄
(𝘚𝘤𝘩𝘦𝘥𝘢 𝘝𝘦𝘳𝘥𝘦)
𝗢𝗴𝗴𝗶, nelle imprese con più di 15 dipendenti, un lavoratore licenziato illegittimamente, che era stato assunto a seguito della legge “Jobs Act”, non ha diritto al reintegro, ma solo a un’indennità.
𝗗𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶, 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗦Ì, chi è stato licenziato senza giusta causa avrà il diritto al reintegro sul posto di lavoro.
𝙍𝙄𝙎𝘼𝙍𝘾𝙄𝙈𝙀𝙉𝙏𝙄 𝙉𝙀𝙇𝙇𝙀 𝙋𝙄𝘾𝘾𝙊𝙇𝙀 𝙄𝙈𝙋𝙍𝙀𝙎𝙀
(𝘚𝘤𝘩𝘦𝘥𝘢 𝘈𝘳𝘢𝘯𝘤𝘪𝘰𝘯𝘦)
𝗢𝗴𝗴𝗶, nelle aziende con meno di 15 dipendenti, chi è licenziato ingiustamente, può ottenere come risarcimento al massimo 6 mensilità.
𝗗𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶, 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗦Ì, sarà possibile ottenere un risarcimento più equo in base ai danni subiti.
𝘾𝙊𝙉𝙏𝙍𝘼𝙏𝙏𝙄 𝘼 𝙏𝙀𝙍𝙈𝙄𝙉𝙀 𝙀 𝙇𝘼𝙑𝙊𝙍𝙊 𝙋𝙍𝙀𝘾𝘼𝙍𝙄𝙊
(𝘚𝘤𝘩𝘦𝘥𝘢 𝘎𝘳𝘪𝘨𝘪𝘢)
𝗢𝗴𝗴𝗶 si possono fare contratti a termine di durata inferiore ai 12 mesi senza indicare la motivazione che richiede l’assunzione precaria.
𝗗𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶, 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗦Ì, ci sarà l’obbligo di indicare la causale e si limiterà l’abuso dei contratti precari.
𝙄𝙉𝙁𝙊𝙍𝙏𝙐𝙉𝙄 𝙀 𝘼𝙋𝙋𝘼𝙇𝙏𝙄
(𝘚𝘤𝘩𝘦𝘥𝘢 𝘙𝘰𝘴𝘴𝘢)
𝗢𝗴𝗴𝗶, se un lavoratore si fa male in un lavoro a seguito di in un appalto per colpa di rischi specifici dell’impresa appaltatrice, il committente non è responsabile.
𝗗𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶, 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗦Ì, i lavoratori avranno aumentata la tutela circa la loro sicurezza.
