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Il 1° maggio, in Italia, i sindacati non organizzano più una vera manifestazione per il lavoro con un grande corteo di lavoratori, ma promuovono – in sostituzione – un festival musicale semi-indie-alternativo chiamato “concertone”.
Sono lontani i tempi in cui sullo striscione che apriva il corteo campeggiavano i temi e gli obiettivi concreti della manifestazione: salari più alti, orari meno gravosi, sicurezza sul lavoro.
Oggi, invece, i sindacati riempiono una piazza di rispettabili melomani, di cui – però – non siamo nemmeno certi che condividano le idee del sindacato sul lavoro.
In nessun altro paese al mondo, il tradizionale corteo dei lavoratori è stato sostituito da un concerto di dieci ore, in cui dopo un certo numero di brani, un cantante lancia un messaggio general generico.
Io amo la musica, la musica è bella, ognuno ha provato emozione nel cantare insieme ai propri amici, tutti abbiamo sognato con una canzone particolare, tuttavia l’azione politico-sindacale non può essere sostituita dal pentagramma; diversamente K. Marx, anziché scrivere “Il Capitale”, avrebbe composto un brano musicale.
Poi ci stupiamo che le retribuzioni dei lavoratori italiani siano le più basse dei paesi sviluppati?
Per chi volesse approfondire l’argomento, consiglio la lettura dell’articolo “Che triste il Concertone, ridateci il corteo del Primo maggio” di G. Ferrara su “Il Foglio” del 4 maggio 2025.
