IL “RED BUTTON” IN MANO ALL’EUROPA

da Alfredo
L’UE è troppo arrendevole nei confronti degli Stati Uniti di Trump.
Io, che ho sempre amato gli USA, trovo disgustoso che il POTUS, fra le altre amenità, abbia apostrofato noi europei come questuanti disposti a baciargli il deretano.
Siamo stati leali alleati per 80 anni e lo siamo stati anche quando non ci conveniva, memori del loro sacrificio a nostro favore nel secondo conflitto mondiale.
L’Occidente era una comunità di destino prima che l’attuale inquilino della Casa Bianca e il suo vice, J.D. Vance, iniziassero ad appellarci come patetici grassatori.
Spero ancora non sia tutto perduto e che gli elettori americani, tra 4 anni, riparino i fatti politici con un nuovo inquilino al 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington D.C.
Nel frattempo, The Donald, incurantemente, ci ha comunque imposto il 25% di dazi sull’automotive, sull’acciaio e sull’alluminio, mentre per il resto ha applicato un bel 10%.
I governi europei dovrebbero ricordare che, se Trump ha sospeso per 90 giorni i dazi generalizzati più pesanti sull’UE, non è stato per gentile concessione, ma perché costretto dall’andamento delle borse, Wall Street in testa.
Negli USA molti cittadini hanno nel proprio cassetto azioni quotate e vederle deprezzare non li mette di buon umore.
Inoltre, l’impennata dei tassi di collocamento dei T-Bond, i titoli con cui gli Stati Uniti finanziano il loro enorme debito pubblico, mette timore.
Oggi, il debito pubblico e il deficit statunitense sono, rispettivamente, al 122% e al 6,3% del PIL, mentre i T-Note (cioè i Treasury Bond a 10 anni) rendono il 4,6%, a fronte dei Bund tedeschi a 10 anni che si collocano al 2,5%.
Nel complesso, le nazioni europee sono tra le maggiori detentrici di Treasury Bond.
Se noi europei decidessimo di vendere una parte dei T-Bond in nostro possesso, i tassi di collocamento futuri del debito USA aumenterebbero ulteriormente e allora sarebbero “dazi amari” per Trump.
Anche la tradizionale arma in mano alla Federal Reserve di stampare ad libitum dollari – resa possibile dallo status di riserva globale della loro valuta – oggi è spuntata: gli Stati Uniti sono, infatti, alle prese con un’inflazione elevata, la quale può avere effetti notevoli sulle elezioni di mid-term.
Pertanto, i paesi UE non devono considerarsi semplici spettatori in balia delle politiche umorali di Trump: abbiamo voce in capitolo.
Nel momento in cui i rappresentanti dell’UE si troveranno a negoziare con gli Stati Uniti le condizioni del commercio internazionale, dovranno essere consapevoli di avere a disposizione un “Red button” in grado di trasmettere una “scossa elettrica” economica considerevole.
Purtroppo, il fatto che l’UE, per la sua difesa, dipenda fortemente dagli Stati Uniti non consente tutti i gradi di libertà necessari.
Se non fosse per altro, già questo rappresenta un valido motivo per sostenere convintamente il piano UE di difesa comune “Readiness 2030”.
Ne va dei valori di libertà e democrazia che sono a fondamento della nostra Europa.
In un mondo di carnivori, non è una buona idea continuare ad essere degli erbivori.

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